Masca

 

“ MASCA”, è l’incerta etimologia della parola maschera, e la radice riporta a qualcosa di spettrale, di nero, di fuliggine che si posa sul volto, e lo copre.

La definizione di maschera in quanto oggetto, potrebbe ridursi a “finto volto, di materiali diversi, dall’aspetto umano o animale, con apertura per gli occhi, il naso e la bocca”, ma i suoi molteplici scopi lasciano spazio a più ampie e complesse interpretazioni.

La sua storia è più antica di tutte le storie del mondo e precede quella della scrittura, motivo per cui negli studi e nei musei di antropologia, occupa un posto d’onore: la maschera parla dell’uomo, ancora prima che l’uomo parlasse.

E’ anche grazie alle maschere, se epoche e civiltà sono state decifrate e contraddistinte.


Il progetto “MASCA”, nasce proprio dall’idea di proiettare nel futuro, quello che nei musei troveranno i posteri circa le maschere del nostro tempo. 

Un tempo fortemente improntato sull’apparenza, sull’estetica e sulla bellezza, non intesa come valore, ma come espressione di precisi canoni di omologazione.

In linea con questo pensiero, le maschere della nostra epoca, non potevano che essere le maschere da viso  cosmetiche: maschere che per la prima volta nella storia nascono per essere utilizzate nell’intimità, ma che produrranno i loro effetti in pubblico, palcoscenico sul quale è doveroso mostrarsi “secondo l’ordine precostituito”, recitando una  “nuova commedia”.


E quando la maschera non è materiale, indossarla è metafora di alterazione della realtà, di imbroglio, di finzione.

Ecco che il progetto “Masca” si arricchisce anche di questo aspetto.

Gli autori, sfruttando una mini-performance, si recano nei pressi di importanti musei di arte contemporanea e non solo,  e fotografano le stampe delle loro fotografie  di“Masca”, tramite uno smartphone in grado di geolocalizzare gli scatti che a questo punto sono condivisi in rete con Google Maps. 

In seguito a questa operazione, Google Maps unisce le foto di “Masca” alle foto delle opere realmente presenti nel museo, senza distinzione.

Molteplici utenti del web, alla ricerca di musei e mostre, potranno ammirare parte del progetto, in una sorte di mostra permanente.

Con questo escamotage, gli autori si appropriano di uno spazio espositivo virtuale, che difficilmente sarebbe stato loro concesso, e di una visibilità che non sempre le mostre tradizionali raggiungono.

Quello che ne scaturisce è una realtà camuffata, dove gli autori a loro volta indossano la maschera di “artisti conclamati”